Capsule caffè: da agosto 2026 diventano imballaggi con il PPWR
Il 12 agosto 2026 rappresenterà uno spartiacque per il comparto delle bevande in capsula: questi prodotti perderanno ogni ambiguità interpretativa e diventeranno ufficialmente “imballaggi”, con i relativi obblighi in materia di etichettatura, gestione del fine vita e progettazione orientata alla riciclabilità. Al pari di ogni altro imballaggio immesso sul mercato europeo, dovranno infatti essere concepiti per poter essere effettivamente riciclati.
Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), dunque, le capsule monodose del caffè entreranno ufficialmente nel perimetro della raccolta differenziata e e saranno quindi sottoposte a processi di selezione e riciclo, anche quando contengono residui di caffè. In Italia, secondo una ricerca di Ami Consulting (2024) il consumo di capsule si attesta intorno a 2,8 miliardi di unità l’anno: numeri significativi, che rendono evidente la portata ambientale del fenomeno.
Gli operatori del settore e i consorzi di filiera stanno puntando su più fronti: eco-design, innovazione impiantistica e ottimizzazione dei sistemi di raccolta. Accanto alla progettazione, è infatti essenziale strutturare adeguati sistemi di gestione del fine vita delle capsule, in modo da conferirle correttamente nella raccolta differenziata e ridurne l’impronta ecologica complessiva.
Tra le soluzioni oggi disponibili figurano anche le capsule compostabili, che dopo l’utilizzo possono essere conferite nella raccolta dell’organico, consentendo il recupero congiunto del contenitore e del caffè residuo in un’unica filiera. Attualmente, circa un quinto delle capsule immesse sul mercato è realizzato in materiale compostabile.
La possibilità di realizzare capsule in bioplastica compostabile rappresenta un passaggio strategico: in questo modo il prodotto può essere conferito nella raccolta dell’organico senza disperdere il contenuto residuo (caffè) e, una volta trattati negli impianti insieme agli scarti organici, trasformati in compost. In Italia, inoltre, esiste il Consorzio Biorepack che può farsi carico del fine vita delle capsule in bioplastica compostabile, esattamente come fa con gli altri manufatti e imballaggi dello stesso materiale, monitorando
con precisione i quantitativi immessi sul mercato, verificando i flussi dei rifiuti raccolti e misurare il tasso di riciclo organico di questa tipologia di imballaggi e rafforzando così gli sforzi in chiave circolare dell’intero comparto.
A supporto di questa prospettiva, una ricerca olandese (Wageningen Food & Biobased Research della Wageningen University & Research), secondo la quale le capsule per caffè in bioplastica compostabile sono più sostenibili di quelle in alluminio e plastica. La ricerca ha esaminato diversi scenari di fine-vita tra cui compostaggio industriale, riciclo meccanico, incenerimento e discarica. Nel calcolo dell'impatto, si è anche tenuto conto dei fondi di caffè contenuti all’interno delle capsule. Lo studio ha valutato diverse combinazioni di materiali e metodi di smaltimento stimando il loro potenziale di riscaldamento globale in CO2 equivalente per un periodo di 100 anni, nonché l'indice di circolarità dei materiali (MCI, Material Circularity Indicator). Nel caso delle capsule in bioplastica compostabile, l'MCI è risultato del 100% (completamente circolare) quando vengono compostate.